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Gennaio 2012
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Misteri dolorosi.
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1° mistero:
Gesù prega nel Getsemani.
Dice la lettera agli Ebrei, “Era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose,
volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza”(Eb 2, 9-10).
E' questa la sofferenza che ci ha fatti eredi della gloria senza fine, è la sofferenza dell'orto degli Ulivi alla quale segue tutta la passione.
Una sofferenza grande, impensabile, inconcepibile perché l'eredità che Dio ha preparato per ciascuno di noi è veramente immensa.
Ci pensiamo mai alla nostra eredità di figli di Dio? Ci pensiamo mai che un giorno tutto ciò che è del Padre sarà nostro,
ma perché ciò fosse possibile è stato necessaria la passione di Gesù?
Contempliamo Gesù che prega nell'orto senza essere consapevoli del valore di questa preghiera.
Pensiamo forse che Gesù ha vissuto tutto questo per se stesso?
Soffermiamoci di più sulla passione di Gesù, meditiamola come hanno fatto i santi e impareremo una grandissima lezione di vita.
Angela ha vissuto la sua passione. Anche lei è stata nell’orto degli ulivi.
Oliva franta dalla malattia, ha dato l’olio della vita.
Questo è stato possibile perché Angela, durante la sua malattia, si è soffermata a riflettere sulla passione di Gesù.
La meditazione sul dolore di Cristo ha dato alla nostra bimba la forza per stare dentro la sua fatica e trarne il massimo della sapienza e della grazia.
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2° mistero:
Gesù viene flagellato alla colonna.
Dice S. Paolo, “se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo,
quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione,
ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili,
ma su quelle invisibili, le quali sono eterne”(2 Cor 4, 14-18).
La flagellazione di Gesù è realmente un totale disfacimento del corpo. Non c'è dolore più grande e più disumano della flagellazione.
Dopo questo vero supplizio, Gesù, il più bello tra i figli dell'uomo, è irriconoscibile, “uno straccio immerso nel sangue” dice la mistica Marthe Robin.
Quando soffriamo, quando non ne possiamo più, pensiamo alla flagellazione.
Chi più di Gesù flagellato può capirci? Da chi, al di fuori di lui, possiamo sentirci compresi?
“Voi che passate per la via, guardate il mio dolore, soffermatevi sul mio dolore. C'è un dolore più grande del mio? Contemplatelo”.
Queste sono le parole del servo sofferente nel libro del profeta Isaia.
Guardiamo allora il dolore di Gesù, soffermiamoci sul suo dolore, contempliamo
questo dolore.
Anche Angela ha vissuto la sua flagellazione.
La malattia della nostra bimba è stata pesante, dolorosa, ma lei ha saputo contemplare il dolore di Gesù,
ha guardato la croce e il Crocifisso, si è soffermata sulla sofferenza del Figlio di Dio e ha trovato la forza per portare il suo dolore.
La sua fatica le ha procurato una quantità smisurata ed eterna di gloria.
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3° mistero:
Gesù viene coronato di spine.
Dio, venuto ad abitare nella casa degli uomini, si è messo in capo la corona della sofferenza.
Anche Dio ha fatto suo, per amore, ciò che è proprio della natura umana: il dolore.
Egli ha accettato il dolore liberamente, con gioia e lo ha vinto. Questa è l'essenza della nostra fede.
Perché immaginarci una vita senza dolore? Perché illuderci di poter vivere la nostra avventura umana sulla terra senza sofferenza?
Perché invece non prepararci, non disporci ad accogliere eventi pesanti, momenti di salita?
Il dolore ci trova quasi sempre impreparati, ci coglie distratti da tante cose.
Dimentichiamo la parola del Signore che dice, “la morte giunge come un ladro.
Se il padrone di casa sapesse quando viene il ladro, agirebbe di conseguenza”.
Ecco, noi non sappiamo quando si presenta il dolore, altrimenti ci prepareremmo, ma sappiamo che arriva.
Perché allora non viviamo in modo attento e vigilante? Perché, come ha detto Gesù, non vegliamo e non preghiamo per non cadere
nella tentazione di disperarci in presenza di un dolore?
Sicuramente anche Angela sarà stata colta di sorpresa dalla malattia, ma nel suo caso è comprensibile.
Una bambina nel pieno della vita che un giorno si trova una macina così pesante da portare, non può che essere in difficoltà.
Ma Angela si è preparata a portare il dolore, si è allenata.
La sua palestra è stata la preghiera, il suo allenatore il Signore.
Ed è stata la preghiera, questo continuo rapporto con Gesù, che non l’ha fatta cadere nella disperazione.
Impariamo da lei.
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4° mistero:
Gesù sale il Calvario.
Una salita, la salita che conduce al sommo della Vita.
Tante nostre salite ci porterebbero al sommo della vita se solo sapessimo affrontarle!
Il problema sta proprio qua: noi saliamo i nostri Calvari non con lo spirito di Dio, ma con lo spirito del mondo.
Imprechiamo, malediciamo, ci inaspriamo, ci chiudiamo. Ci domandiamo il perché di quello che viviamo, “perché proprio a me? Cosa ho fatto di male?”.
Vediamo il dolore come condanna, come punizione, come maledizione.
Saliamo senza Dio, senza dire, “Signore, aiutami!”. Siamo il ladrone appeso che urla a Dio, “dove sei? Tu non ci sei!
Se fossi Dio, mi toglieresti da qui, mi faresti scendere”.
Non imitiamo l'altro ladrone, “Signore, ricordati di me nel tuo regno!”.
Quanto fiato sprecato per dire cento, mille volte, “fammi scendere!”, anziché per implorare,
“Signore, aiutami a salire al sommo della vita, della tua vita eterna.
Angela è salita verso il suo calvario con l’aiuto di Gesù.
Gesù è stato il suo Cireneo.
Non ha imprecato, bestemmiato. Tutt’altro. Ha intensificato la preghiera quando la salita diventava più pesante.
La nostra bimba non è scesa dalla sua croce, ma ha fatto salire Gesù sulla sua croce ed è entrata con Lui nel suo regno.
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5° mistero:
Gesù muore sulla croce.
“Veramente costui era figlio di Dio!”. Ecco la grande professione di fede del centurione, di questo soldato romano.
Da come vede morire questo condannato, comprende qualcosa di più grande.
“Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la tua capacità di comprendere”(K. Gibran).
Il dolore di Gesù crocifisso diventa per il centurione strumento di comprensione e di professione di fede.
Quante volte, solo dopo un dolore grande, anche noi abbiamo compreso! Quante volte il dolore ci ha resi capaci di capire,
ovvero di fare nostro un valore e un significato che c'era sfuggito fino a quel momento.
Abbiamo compreso qual'era la cosa necessaria, chi era la parte migliore nella vita.
Quante volte un dolore, una sofferenza, una morte ci hanno aperto una finestra su ciò che non avevamo colto fino a quel punto.
Non c'è maestro più grande del dolore nella vita dell'uomo. Esso è veramente un grande maestro capace di insegnare lezioni di vita eterna,
di trasmettere valori, di spiegare ciò che non capiremmo in altro modo.
Il dolore ha “metodo, didattica”; il dolore è maestro perchè è Gesù, il solo, l'unico vero Maestro.
Angela è diventata saggia e sapiente grazie al dolore.
Lei ha imparato tanto da questo maestro, ha imparato lezioni di vita che poi ha trasmesso agli adulti intorno a lei.
La malattia ha insegnato alla nostra bimba il grande valore della preghiera, la grandezza dell’Eucaristia, l’importanza di conoscere la vita dei santi.
Veramente possiamo dire che il dolore per Angela è stato cattedra da cui lei ha fatto sue lezioni di vita eterna. Alleluia!
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