Su ali d' aquila
 


 30 Agosto 2007

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Il Cenacolo Mariano “Angela Iacobellis” si è riunito il 30 Agosto 2007 in casa di Lucia e Massimo.
Il nostro pomeriggio di preghiera ha visto tanti amici attenti a meditare la Parola di Dio e a condividerla, certi che ai fratelli dobbiamo dare noi stessi come nutrimento, non discorsi astratti che non ci coinvolgono, bensì la nostra vita riletta alla luce della Parola del Signore, “date loro voi stessi da mangiare”.
Il brano scelto è stato Giovanni 8,31-59: Gesù e Abramo.
Siamo veramente liberi? Cos’è la libertà? Di cosa siamo schiavi?
Con questi interrogativi abbiamo iniziato la meditazione del brano di Giovanni.
Tante sono state le condivisioni, profonde, vere, trasparenti, illuminate dallo Spirito Santo. Alcuni flash per gli amici di Angela.

    “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. La verità è Gesù Cristo “io sono la via, la verità, la vita”. Solo Lui ci può rendere liberi, solo facendo esperienza di Gesù, faremo esperienza di libertà.

   E’ necessario però anche arrivare a conoscere la verità di se stessi: solo se sono vero con me stesso, sono libero. Solo se sono consapevole dei mie limiti, sono libero.

   Non si tratta di superare le nostre miserie, quanto di esserne coscienti, allora non ne saremo più schiavi, ma potremo anche imparare a gestirle. Le nostre miserie non ci domineranno più.

   L’uomo vero con se stesso, consapevole di ciò che realmente è, l’uomo che non ha più di se stesso una immagine ideale, “virtuale”, ma reale, appartiene a Gesù, è un discepolo di Gesù Cristo.

   La libertà è capacità di scegliere il nostro bene, sempre. Gesù ci dice “se vuoi…”: in ogni momento della nostra giornata possiamo scegliere il bene o il male. Sta a noi operare questa scelta, che sarà vera, perché libera.

   Libertà allora non è fare tutto ciò che mi pare, magari non facendo male agli altri, ma a me stesso sì, quanto decidere per il bene, per il mio bene, anche se mi costa fatica, anche se lo faccio con sforzo, non naturalmente (con sforzo non vuol dire “a forza”, dal momento che potrei non farlo, ma decido liberamente di fare perché lo ritengo un bene per me). ”Sforzatevi di entrare per la porta stretta”.

Il Cenacolo si è concluso con un gesto simbolico: in un braciere acceso siamo stati invitati a gettare un foglietto di carta su cui avevamo scritto una nostra schiavitù dalla quale volevamo liberarci con l’aiuto della grazia di Dio.
La cenere prodotta è stata gettata ai piedi di un albero del giardino di Lucia e Massimo.
Le nostre schiavitù, affidate al fuoco dell’amore di Cristo, si sono trasformate in cenere, ovvero in concime! Niente il Signore lascia che si perda: è capace di “riciclare” in bene persino le nostre miserie!
Un cartoncino posto davanti al braciere ci invitava a riflettere: LA LIBERTA’ DA’ GIOIA PIENA.
Lucia ci ha donato delle penne con una libellula, simbolo della leggerezza, della libertà.  Chi è diventato libero, si è alleggerito e può “volare”, cioè può vivere in pienezza.