Su ali d' aquila
 


 28 Settembre 2007

Pagina 04 - vai a pag. 05

Il Cenacolo Mariano ”Angela Iacobellis” si è riunito il 28 Settembre 2007 in casa di Lucia e Massimo.
Il nostro pomeriggio di preghiera ci ha impegnati nella meditazione del brano di Marco capitolo 14,32-42: Gesù nel Getsemani.
Lucia e Massimo hanno scelto il tema dell’ amicizia da condividere con gli “invitati” al Cenacolo.
Partire da questo brano per meditare l’amicizia può sembrare strano, ad un primo impatto, ma così non è. Gesù và al Getsemani insieme ai suoi discepoli. Chi è il discepolo? Un amico.
Quanto è difficile stare, rimanere con l’amico quando soffre!
Quanto è faticoso stare accanto a chi soffre! A volte ci sentiamo “il Cireneo” costretto a portare la croce di Gesù: ne faremmo volentieri a meno; abbiamo già la nostra croce, siamo già abbastanza stanchi di portare il nostro dolore per addossarci anche quello che non ci appartiene.
Le condivisioni all’interno del Cenacolo hanno seguito questo input iniziale. Ecco alcuni flash per gli amici di Angela.

     Quanti amici nel momento della prova spariscono come inghiottiti dal nulla. Li incontriamo solo dopo aver superato la salita. Sono stati “sacerdoti” e “leviti” che sono passati oltre, dall’altra parte, quando hanno visto la nostra sofferenza. Forse ne hanno avuto paura, forse temevano di rimanerne troppo coinvolti, forse non sapevano come aiutarci, cosa dirci, forse...

     Il nostro dolore domandava loro una cosa sola: ”siediti accanto a me, rimani con me, non lasciarmi solo”. Non chiedeva una soluzione. La soluzione è lo stare, il rimanere. Nient’altro.

     Ma allora, erano proprio amici quelli che ci hanno lasciati soli?

     Nel nostro dolore abbiamo però incontrato anche qualche “samaritano”, qualche persona che “ha visto, ha provato compassione, ha fasciato le nostre ferite, si è fatto carico di noi, ci ha portato nel suo cuore…”. Un “barelliere” che ha scelto di agire così, ha deciso di stare, di fermarsi, di sedersi accanto a noi. Avrebbe potuto non farlo, ma lo ha fatto ed è questo che rende grande e nobile il suo gesto: è un gesto vero, perché libero.

 


Il nostro dolore può essere allora visualizzato con l’oggetto scelto da Lucia e da Massimo: un setaccio, un semplice, comune oggetto da cucina.  Il dolore “setaccia” gli amici, ci dice chi sono i veri amici, gli intimi, i fratelli, i semplici conoscenti.
Questo oggetto è stato posto davanti a noi per tutto il pomeriggio di preghiera, affinché rimanesse impresso dentro il nostro cuore. “Il setaccio dell’amicizia”, diceva il cartoncino posto sotto l’oggetto.

 

  •  Non sono tanti quelli che nel dolore continuano ad essere discepoli, seguaci del nostro soffrire, ma è stato così anche per Gesù, il nostro Maestro, e noi non siamo più grandi di Lui per essere esenti da prove che riguardano l’amicizia.

  •  Il vero amico è l’ angelo che ti sa stare accanto quando sei nel “Getsemani. 

  •  Il vero amico è chi dice: non so fare nient’altro che esserci per te, esserci con te. 

  •  Il vero amico è chi “abita” il tuo dolore, senza la pretesa di dover fare qualcosa. Sta davanti a te come sta davanti a Gesù Eucaristia: in silenzio, per ascoltare ciò che il tuo dolore ha da dirgli. Lui non ha niente da dire a te, ma il tuo dolore ha da insegnargli tante cose. 

  •  L’amico che soffre diventa allora “sacramento”, davanti al quale stare in silenzio, in religioso silenzio, guardandolo.  

  •  L’amico vero è il tuo “samaritano”, è un cuore in cammino, è il tuo tesoro

Il Cenacolo si è concluso con un dono da parte di Lucia: un cartoncino profumato con questa frase: ”Con te al mio fianco volerò oltre le vette alte della vita per infrangermi nell’infinito amore di Dio”. “Con te”, ovvero con il nostro amico possiamo camminare nel momento della sofferenza, senza disperarci, anzi, raggiungendo le vette alte della fede.

Siamo stati invitati a prendere questo cartoncino, impregnato del “buon profumo di Cristo” e a donarlo ad un amico, creando così una catena d’amore.