Su ali d' aquila
 


 Marzo 2009

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 Marco 7, 31-37 Gesù guarisce un sordomuto.

   

“…gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.”

Tanti sono gli episodi nel Vangelo che riguardano guarigioni fisiche.
Leggiamo di sordi che iniziano ad udire, di ciechi che ritornano a vedere, di mani inaridite che guariscono, di persone che ritornano a vivere e chiedono del cibo da mangiare perché hanno recuperato il gusto e l’olfatto.
Dunque tutti e cinque i sensi sono coinvolti nel miracolo che Gesù compie.
Pur guarendo lo spirito, Gesù non tralascia mai di guarire anche il corpo. Lui, puro spirito che si è incarnato, che un giorno ha assunto la nostra carne, non prescinde mai dal corpo dell’ uomo.
L’anima, lo spirito, è custodito da un corpo, che per quanto vaso d’argilla è importante.
Infatti diventa tempio dello Spirito, e un giorno è destinato a risorgere.
Con i sensi entriamo in contatto col mondo, col creato che è la prima Parola di Dio; con i sensi conosciamo, amiamo, serviamo.
Perché allora non educarli? Perché non impariamo a chiedere ogni giorno la benedizione del Signore affinché i nostri sensi siano a nostro servizio?
Chiediamo a Dio di benedirli, perché vedano Lui ovunque, perché Lo sentano nel creato, perché Lo tocchino nelle creature, perché lo gustino in tutto ciò che è bellezza, armonia, equilibrio, eleganza, sobrietà, semplicità, perché ne percepiscano il suo profumo là dov’è preghiera, riflessione, silenzio, adorazione, contemplazione.
“Diventiamo più attenti e consapevoli. Poniamo attenzione, usciamo da un vivere affannoso che ci mette una benda sugli occhi, una pietra al posto del cuore. Guardiamo: anche d’inverno un albero ha qualcosa da offrirti con la trama armoniosa dei suoi rami spogli.
Il ciuffo d’erba, il piccolo fiore di campo, una goccia di rugiada su una foglia…, sono terapeutici, se li guardi e te ne rendi consapevole.
Un trillo d’uccello o di un bimbo, lo sciabordio dell’onda di un lago o di un fiume, lo scrosciare della pioggia o il suo picchiettio leggero sul selciato possono penetrarti nella psiche come voci amiche, voci di pace. Prendi tempo. Ascoltale.
Ascolta con orecchio attento tutte le voci della natura. Contempla i colori: la varietà dei verdi, il contrasto armonioso di bacche rosse sui rami scuri, il grido esaltante dei gialli da corolle dove ogni petalo è un biglietto da visita su cui Dio scrive per te:” Sono qui e ti amo”.
Anche lo sguardo sereno di un anziano o il sorriso di un bimbo, l’occhio inquieto di un adolescente: tutto ha un messaggio di vita per te.
Dio è in ogni sua creatura con volontà d’amore per l’uomo. E’ lì, la sostiene in vita perché irradi bellezza, gioia. Dimenticarsene è come farsi mancare l’ aria.
Vivere è lasciar fluire i doni di Dio, a cominciare da quell’energia che penetra attraverso l’inspirare ossigeno; è accorgersi del ragno che ha tessuto una tela perfetta, armonica; è diventare consapevoli della formica che, previdente, trasporta una bricioletta di pane; è percepire che dall’amore di un Dio vivo e presente, di un Dio amante, è fatta la bellezza delle stelle e dei fiori, il sapore del pane appena sfornato, il canto dell’uccello e i colori del sole al tramonto.
Accorciamo la distanza che ci separa dalle cose. Entriamo nella realtà che ci circonda.
Abitiamo senza paura i nostri sensi: tutti.
Assaporiamo quel che mangiamo e beviamo; proviamo a prendere sul palmo della mano un fiore, uno stelo d’erba, un piccolo insetto. Osserviamo.
Rendiamoci consapevoli di quanta sapienza sia negli organi e funzioni concepite per ogni creatura, anche la più semplice, dall’ingegno assolutamente sovrano che è Dio.
Osserviamo con attenzione. Anzi contempliamo, lasciando che quanto abbiamo nel palmo della mano faccia risuonare un “grazie” stupito nel nostro cuore.
Camminiamo, osserviamo, ascoltiamo.
Impariamo ad avere uno sguardo nuovo e stupito ad ogni istante e ad allontanare dalla nostra vita la disattenzione” (Maria Pia Giudici, Viaggio al cuore dell’essere).