Su ali d' aquila
 


 17 aprile 2009

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 Mc 7, 31-37 Gesù guarisce un sordomuto.

   

L’uso dei sensi per fare esperienza di risurrezione, per celebrare la pasqua.
Quante volte Gesù ha compiuto miracoli fisici. Tante volte.
Ha aperto gli occhi ai ciechi, le orecchie ai sordi; ha risanato mani inaridite, ha sciolto il nodo della lingua; sfamando le folle che per una giornata intera lo avevano seguito, ha fatto loro sentire il sapore e il buon profumo del pane.
Ecco i cinque sensi riscattati dalla schiavitù e chiamati a libertà, quella dei figli di Dio.
Quante volte Gesù ha rimproverato l’uomo perché aveva occhi incapaci di vedere, orecchie incapaci di sentire, mani incapaci di toccare.
Quanto necessari sono i sensi per fare esperienza di rinascita nello spirito.
Ce ne accorgiamo solo quando qualche senso viene a mancarci a causa di una malattia o di un incidente.
In questi casi il Signore compie un altro miracolo: permette che un altro senso si attivi di più, diventando senso vicariante di quello che non funziona più.
Pensiamo alla capacità dei ciechi di essere molto sensibili, di avere una grande capacità di orientamento, un tatto molto sviluppato.
“Guardate i gigli del campo…, osservate gli uccelli del cielo…, ascoltate!”
Nel battesimo ci sono state aperte le orecchie e la bocca per ascoltare Dio e parlare con Lui.
Nel sacramento dell’olio degli infermi viene fatto il segno di croce sulle mani perché tornino a toccare il mondo, ad avere contatti.
Durante la giornata facciamo tanta esperienza di morte, ma siamo chiamati a celebrare il mistero pasquale, morte e risurrezione.
Ecco allora che la nostra giornata avrà sì tanti momenti di “morte”, ma necessariamente dovrà avere esperienze di risurrezione, altrimenti il mistero pasquale è monco.
Dobbiamo solo allenarci, educarci, esercitarci a vedere, a toccare, a sentire, a gustare, a respirare tutto ciò che è risurrezione.
Proviamo a cercare esempi concreti.
La mattinata è stata pesante, così come il pomeriggio. Ho uno spazio di un’ora, la pausa pranzo. Decido di andare in spiaggia. Mi siedo, guardo le onde, la sabbia, la schiuma dell’acqua; ascolto il dolce rumore dell’onda che si infrange nello scoglio; respiro l’aria salata; tocco la sabbia, la lascio scorrere tra le dita; gusto l’odore salato.
Sto facendo esperienza di risurrezione senza saperlo, purtroppo, eppure è esperienza di vita dopo tante realtà di morte della giornata, dopo parole che mi hanno ferito, atteggiamenti, reazioni, risposte che nulla avevano di bello, tutt’altro.
Stiamo sperimentando la vita, ma ci sembra tutto normale o purtroppo dovuto.
Non lo meritiamo? Dovremmo non averlo? E perché dovrebbe essere un nostro diritto? C’è scritto da qualche parte che dobbiamo avere i sensi che funzionano?
Non è un caso, non è un diritto : è’ un dono gratuito d’amore, solo d’amore.
Sono consapevole che tante realtà che mi giungono attraverso i sensi sono esperienze di risurrezione, solo se faccio un cammino di fede, solo se sono un viaggiatore nello spirito.
Allora guardo l’acqua del mare e penso all’acqua viva della Parola di Dio che disseta per la vita eterna; ascolto il rumore dell’onda e penso quanto importante sia l’ascolto per crescere nella fede, l’ascolto della Parola; respiro l’aria e penso al soffio vitale che Dio mi ha dato al momento in cui mi ha chiamato all’esistenza; tocco la sabbia, le conchiglie, le pietre levigate dall’acqua e penso a quel Dio che ha creato tutto questo per me, per me uomo; gusto l’odore del mare e penso a quanto è buono e soave la realtà di Dio, il nutrirsi di Lui.
Che bello aver capito che la risurrezione è per me, proprio per me, per ognuno di noi!
Ed è ancora più bello essere diventati coscienti che si può risorgere ogni giorno, ogni attimo usando i cinque sensi con consapevolezza.
Tu uomo, creatura amata da Dio, puoi risorgere guardando, osservando, contemplando tutto e tutti; puoi risorgere ascoltando, toccando, odorando, assaporando. Non dimenticare il dono di Dio, i cinque sensi, non sciuparlo, amministralo bene, custodiscilo.
E allora per te sarà sempre pasqua, passaggio dalla morte alla vita. Tu lascerai il sepolcro della tristezza e farai esperienza di gioia; lascerai il sepolcro della disperazione e farai esperienza di speranza; il sepolcro della sfiducia per fare esperienza di fede; il sepolcro dell’ odio per l’esperienza pasquale del perdono e dell’amore; lascerai il sepolcro della depressione per l’esperienza della gioia.
E finalmente il tuo cuore ritornerà a suonare come le campane la notte di Pasqua e le parole di questo canto saranno queste: oggi la vita ha vinto la morte. Gloria al Signore, gloria, alleluia!