Su ali d' aquila
 


 Maggio 2009

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Matteo 6, 19-21. 

“Non accumulate per voi tesori sulla terra dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”.

Il nostro cuore, ovvero i nostri affetti, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, si radicano là dove abbiamo realtà importanti, realtà appunto che ci stanno a cuore.
Generalmente chiediamo, “a cosa pensavi? Dove avevi la testa in quel momento?”
Sarebbe forse più corretto domandare, “in quale realtà avevi il tuo cuore?” “Dov’era il tuo cuore?”
Il cuore è la nostra stanza, il nostro luogo più intimo, là dove ci ritiriamo tutte le volte che vogliamo stare con noi stessi e con Dio.
Non a caso Gesù ci dice, “quando vuoi pregare, entra nella tua stanza, e chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto e Lui ti ascolterà”.
Il cuore: una stanza, la nostra stanza, dove è possibile avere un rapporto intimo, segreto con il Padre nostro.
E’ una stanza che ha una porta: i sensi, attraverso i quali giungono a noi sensazioni, impressioni, informazioni.
Per avere un rapporto intimo con Dio, nostro Padre, nostro Abbà, è necessario e indispensabile non far lavorare i nostri sensi, metterli a riposo.
Allora riusciremo a stare nel nostro cuore, nella nostra intimità e incontreremo la Verità che ci ha amati, plasmati, salvati.
Bisogna però scendere nel nostro cuore, partire cioè dalla testa e allontanarsi sempre di più, fino a raggiungere la nostra interiorità.
Immaginiamo una scala che ha il suo vertice nella testa e la sua base nel cuore. Una scala fatta di dieci gradini. Iniziamo a scenderli, partendo dall’alto: dieci, nove, otto, sette, sei cinque, quattro, tre, due, uno, zero. Eccoci arrivati al centro della nostra interiorità, nella parte più intima, profonda, segreta, nascosta, di noi stessi.
Qui incontriamo Gesù, sempre. Nel silenzio del nostro cuore potremo sentirlo, ascoltarlo, toccarlo.
Sì Lui è là, ci aspetta, desidera parlare con noi, ascoltare i nostri bisogni, i nostri desideri, i nostri sogni. Con Lui possiamo essere come realmente siamo, senza maschere.
Il Tu che ci sta davanti non si scandalizza, non si stupisce, né si meraviglia dei nostri limiti, miserie, bisogni. No, Lui no! Ci conosce dall’eternità, ci ha “disegnato sul palmo della sua mano” per averci sempre davanti a Sé.
Educhiamoci a trascorrere un po’ di tempo, nel corso della giornata, nell’intimo di noi stessi, dove abita la Verità. Scendiamo i gradini di quella scala che abbiamo visualizzata e riposiamoci, sediamoci, rilassiamoci, deponiamo pesi, affanni, ansie, angosce, preoccupazioni. Ristoriamoci e abbandoniamoci come bimbo svezzato in braccio a sua madre.
Immaginiamo di assumere una posizione fetale: rannicchiati, come ci piaceva stare da bambini, accarezzati da una mano materna, sostenuti da una mano paterna.
Non dovremo più temere niente; siamo al sicuro, facciamo esperienza di benessere, di beatitudine e ritorneremo a cantare, a sorridere, perché avremo scoperto che Dio ci ama, ama proprio noi, ciascuno di noi, così com’è.