Su ali d' aquila
 


 Giugno 2009

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Meditiamo su alcune di queste risposte.

“Il giorno più bello? Oggi”.
Sì, solo l’oggi è il giorno più bello, dal momento che ieri non c’è più e forse abbiamo anche dimenticato come è stato o rischiamo di idealizzarlo proprio perché è ormai lontano; il domani non c’è ancora, appartiene a Dio e non sappiamo se lo avremo. A noi è dato di vivere l’oggi e dell’oggi il qui ed ora, l’attimo fuggente, di viverlo in modo tale da farlo entrare già nell’eternità di Dio.
“Ad ogni giorno basta il suo affanno”, ci ha detto Gesù, dunque occupiamoci dell’oggi che ci viene donato, occupiamocene però, senza preoccuparcene, per non rischiare di diventare ansiosi di “ciò che mangeremo e di ciò che indosseremo”.
Se ci preoccupiamo dell’oggi, anziché viverlo occupandocene, diventiamo “Marta, Marta” agitati e ansiosi, dimenticando quel Dio che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo.

“L’ostacolo più grande? La paura”.
La paura quando diventa panico, quando ti paralizza e non ti permette più di muoverti è un ostacolo.
Quella paura è mancanza di fiducia, di abbandono in Dio, Padre onnipotente e misericordioso.
La paura come sentimento non è né buona né cattiva, né giusta né sbagliata. Anche Gesù nel Getsemani ha avuto paura, l’ha provata ad un livello elevatissimo, l’ha verbalizzata:: era paura che diventava angoscia mortale.
La paura è ostacolo quando non mi permette di dire, “ho paura”.
La paura è ostacolo quando “ho paura di avere paura”, quando ho paura e vergogna di dire che ho paura.
Se riesco a dire, Padre, ho paura, come un figlio al suo papà, certa che lui mi aiuterà, allora mi sto abbandonando a Lui e vincerò la mia battaglia, al di là...della mia paura.

“L’errore più grande? Rinunciare”.
“Se hai messo mano all’aratro, non voltarti indietro”. Non rinunciare, non dire, “tanto non ce la farò”, ancor prima di aver provato, di avere iniziato.
Guarda avanti, concentrati più sulle possibilità che hai che sui limiti, sulle incapacità che vedi dentro di te.
Investi sul poco che possiedi, sui tuoi “cinque pani d’orzo”, il poco che possiedi, poco sì, ma che hai già. Vai a vedere quanti “pani” hai, ti invita a fare Gesù, accertati di ciò che è tuo, per quanto poco sia.
Avessi un solo talento, investilo e l’interesse che ti darà, ti aiuterà a realizzare la tua vita, ad essere bicchiere pieno fino all’orlo.
Impara a dire, “per il momento, ancora non riesco a…”, anziché esprimerti così, “non ce la farò mai”. Correggi il tuo modo di esprimerti e pian piano anche il tuo modo di pensare cambierà, si rinnoverà.

“I migliori professionisti? I bambini”.
“Se non diventerete come bambini nella novità del cuore e della vita, non entrerete nel regno dei cieli”.
Siamo troppo grandi! Viviamo facendo calcoli, innamorati dei numeri, delle cifre, preoccupati, ansiosi, agitati.
Il nostro cuore non è più quello di un bambino: è diventato di pietra e ha cessato di essere cuore di carne.
“Con la bocca dei bambini e dei lattanti confonderò i sapienti e gli intelligenti”.
I sapienti e gli intelligenti siamo noi adulti, noi che un tempo siamo stati bambini ma che non lo ricordiamo più.
Il bambino crede nel suo papà, è certo che con lui non dovrà avere paura; con lui va ovunque; nelle sue braccia si abbandona; gli domanda tutto ciò che desidera senza preoccuparsi se quello che chiede è troppo grande.
Nel nostro rapporto con Dio, nostro Padre, imitiamo i bambini.

“La felicità più grande? Essere utili agli altri”.
Essere Samaritani che, essendo in viaggio, vedono, si fermano, fasciano le ferite dell’uomo mezzo morto sulla strada...
Ma non dimentichiamo che anche noi spesso siamo quell’uomo; non dimentichiamo di far sentire utili anche gli altri. Se per noi è bello sentirci utili, poter dare una mano, essere creditori, anche agli altri fa piacere sentirsi utili.
Diamo loro questa possibilità.
Gesù spesso ci invita a fare, non tanto e non solo a non fare, ma soprattutto a fare, a giocare in attacco. A Lui non basta che noi non si faccia il male. A Lui interessa che noi si faccia il bene. “Vi è stato detto, non fare del male a chi ti ha fatto del male; ma io vi dico, fate il bene a chi vi ha offeso...”
In questo Gesù è pretenzioso, ma solo per farci sentire utili e darci gioia.
Non si tratta di astenerci da…, ma di servire, di fare, di agire.
“Và e anche tu fai lo stesso”. Và: è l’invito costante di Gesù. Và, mettiti in cammino. E perché tu possa essere in viaggio, Lui si è fatto via per te, “io sono la via”.

“Il mistero più grande? La morte”.
Davanti al mistero non servono i perché; davanti al mistero ci si sta in ginocchio o subentra il rifiuto; ci si sta con il cuore, non con la mente, in ginocchio, non in piedi, in silenzio, non facendo discorsi e ragionamenti.
La morte è un mistero, come lo è la vita. Se domandi il perché, avrai solo silenzio. Un giorno lo comprenderai, ma solo un giorno.
Chiamiamola come vogliamo nostra sorella morte: rimane sempre un mistero.
Se la sentiamo un evento grande, tanto grande, è perché è un mistero.
Se ci fa paura, è perché è un mistero.
Se vorremmo non parlarne, è perché è un mistero.

“La persona più pericolosa? Quella che mente”.
La bugia, la mancanza di verità nei confronti degli altri, ma soprattutto di se stessi, è veramente un pericolo. Quando un uomo arriva a mentire a se stesso, deve temere di se stesso. Mentire agli altri e a Dio è poi una logica conseguenza.
Attenzione però a non confondere il peccato col peccatore, a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Chi mente non è un bugiardo, ma solo una persona che ha detto una bugia, in quel contesto, davanti a quelle persone.
Non dobbiamo cadere nell’errore di identificare la persona con la sua miseria. La persona non è quello che fa, ma per grazia di Dio è molto più di quello che fa, va al di là della sua miseria, può sempre e comunque, se vuole, riscattarsi, cambiare.
Pietro dice, “non lo conosco”, rinnega Gesù, il suo Maestro. La prima bugia la dice a se stesso. E’ questo il dramma. Lui, Pietro, dice a Pietro di non avere a che fare con quell’Uomo. Ma come è possibile giungere a questo? A causa della paura, di quell’ostacolo grande, come lo ha definito Madre Teresa.

“La sensazione più piacevole? La pace interiore”.
La pace è il dono del Cristo risorto da morte; “vi do la mia pace, vi lascio la pace; non come la dà il mondo, io la do a voi”.
La pace è il dono dello Spirito, è il regalo più grande che Cristo poteva farci. E ce l’ha fatto.
Shalom! Pace. E’ questo l’augurio più bello che possiamo fare a coloro che incontriamo.
Avere la pace non vuol dire non avere problemi, sofferenze, difficoltà. No, la pace è una condizione dell’anima, dello spirito, e va al di là delle difficoltà della vita.
Quando hai accolto il dono della pace, niente e nessuno te lo potrà togliere, neppure la morte, perché la pace è la parte migliore, è Gesù Cristo, vincitore della morte.

“L’accoglienza migliore? Il sorriso”.
Quale valore un sorriso! Non costa niente, ma vale tanto; arricchisce chi lo dona e chi lo riceve; rende credibile il nostro incontro con Cristo.
Se veramente hai incontrato Gesù, non puoi essere triste. Il sorriso dice che lo hai incontrato, perché il sorriso è la visualizzazione della gioia che hai dentro e la gioia e Gesù risorto da morte, vincitore del peccato.
Il sorriso dice se hai la pace interiore, se stai vivendo il tuo oggi, se ti stai abbandonando a Dio come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, se stai andando avanti continuando solo ad avere fede, se ti stai rinnovando nello spirito della mente per essere come i bambini, se ti stai fermando accanto ai feriti sulle strade della vita, se stai vivendo in modo autentico, prima di tutto con te stesso, se davanti al mistero, ti metti in ginocchio, senza pretendere di capire più di quanto puoi capire.

“La migliore medicina? L’ottimismo”.
Il cristiano: un accanito ottimista! E sai perché? Perché la sua speranza è Gesù risorto da morte, Gesù che ha vinto la morte. Il cristiano ha imparato a vivere l’oggi con i suoi affanni e a lasciare il domani a Dio, ad abbandonarsi alla Provvidenza di Dio, a non voltarsi indietro, ad accettare il mistero della vita senza la pretesa di comprenderlo, ad alimentare la pace del cuore, a sorridere perché Dio lo ama.

“La forza più grande? La fede”.
“Se avrete fede quanto un granello di senapa, direte a questo monte, spostati ed esso si sposterà e a questo gelso, sradicati e metti radici nell’acqua e vi ascolterà”.
Il potere e la forza della fede! Come potrebbe non essere una realtà grande?
Con essa sposti le montagne, guarisci, liberi, ti alzi dal tuo dolore, ricominci a camminare per la strada della vita, riacquisti la vista del cuore, l’udito della mente.
Con la fede diventi libera dalla schiavitù del mondo, con la fede risorgi da tante morti che ti colpiscono nel corso della vita, con la fede passi attraverso il venerdì santo e celebri la domenica di pasqua, con la fede smetti di essere il paralitico, il cieco, il sordo, il muto, il lebbroso, l’indemoniato, l’infermo, lo storpio.
Senza la fede sei una piccola e misera creatura. Con la fede diventi una potenza.
L’uomo più ricco? Chi ha fede. “Beata te che hai creduto”. Sì, la fede ti fa fare esperienza di beatitudine e al di là di questo non c’è veramente niente di più grande.
“Non possiedo né oro, né argento, ma nel nome di Gesù ti dico, alzati e cammina!”
Cosa ti serve di più? Hai ciò che ti fa pronunciare queste parole di vita eterna.
La fede: la parte migliore!

“La cosa più bella del mondo? L’amore”.
Tutto passa. Solo l’amore resta. Senza amore la vita sarebbe un inferno; senza amore la nostra giornata sarebbe senza vita, corpo senza anima, voce senza parola.
L’essenza di tutto è l’amore, perché l’amore è il fulcro del vivere.
L’amore è Dio. Come potrebbe non essere la realtà più bella?
Un Dio che per amore ha preso un volto, un Dio che per amore ha vissuto in mezzo agli uomini, che per amore ha faticato insieme a loro, che per amore si è consegnato ad una morte di croce, che per amore è risorto, che per amore ha mandato il suo Spirito, che per amore continua a stare in mezzo a noi nascosto sotto le specie del pane e del vino.
Per amore, solo per amore. E l’amore non dovrebbe essere la cosa più bella del mondo?
Dio è amore e noi siamo chiamati a vivere amando. “Ama e fa ciò che vuoi!”, ci invita a fare S. Agostino. Amiamo!