Su ali d' aquila
 


 11 febbraio 2010

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 Giovanni 4, 1-42 ”Le disse Gesù: dammi da bere”.

   

E’ la richiesta di Gesù ieri, ma è anche la richiesta di Gesù oggi. La sentiamo questa richiesta? Riusciamo a sentire Gesù che ci dice, “ho sete, dammi da bere”?
Sembra che il mondo ieri, come oggi, non abbia sentito la richiesta di Gesù, il suo bisogno. Questo bisogno Gesù se l’è portato sulla croce. Anche là ha detto, ho sete, ma la risposta è stata porgergli una spugna imbevuta di aceto.
La sete di Cristo non è stata mai ancora soddisfatta, “ho avuto sete e non mi avete dato da bere…. Quando Signore non ti ho dato da bere? Quando non lo hai dato al più piccolo dei miei fratelli, non lo hai dato a me”.

     

La sete di Cristo rappresenta tante cose, tante realtà: è sete d’amore, di perdono, di servizio, di compassione, di pietà, di docilità, di generosità, di verità, di fede, di speranza, di carità, di perseveranza…
Una sete che il Figlio dell’uomo ha avuto durante la sua vita terrena fin sulla croce. Era mezzogiorno, l’ora sesta, quando Gesù viene crocifisso, un’ora calda. Gesù è “stanco del viaggio” terreno, prova ancora una volta a verbalizzare il suo bisogno, la sua necessità, “dammi da bere. Ho sete!”. Si siede sulla croce. Ecco il pozzo dal quale spera ancora che qualcuno attinga acqua e gliela dia.
Fino a quando non conosciamo Gesù, fino a quando non conosciamo chi è colui che ci dice, “dammi da bere”, non gli daremo acqua. Non solo: fino a quando non avremo incontrato Gesù nella nostra vita, non saremo neppure in grado di presentargli le nostre necessità, la nostra “sete”. E moriremo di sete davanti alla sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna, davanti alla sorgente di acqua viva. Quale paradosso: l’uomo muore di sete davanti alla sorgente! Non è così strano allora se Gesù ci abbia chiamati stolti, cioè mancanti di sapienza e di intelligenza.
Mezzogiorno: inizia l’agonia di Gesù che dura tre ore, fino all’ora nona, le tre del pomeriggio, tre ore in cui il Salvatore del mondo attende “acqua”, attende dai suoi fratelli, amici, da coloro che lo hanno incontrato, che da lui sono stati sfamati, sanati, liberati, guariti, dissetati col perdono, con la grazia, con la salute…, attende “acqua”.
Gesù continua a chiedere a me, a te, ad ognuno di noi, “acqua”.
Sotto i crocifissi delle Case di Madre Teresa di Calcutta, c’è la scritta, “ho sete!”. Così ha deciso che fosse la grande Madre Teresa, colei che ha dissetato Cristo nei fratelli poveri, nei più poveri tra i poveri. Ha dissetato Gesù dissetando i suoi piccoli. Ha messo in pratica le parole del vangelo. E sarà stata sicuramente accolta dal Signore nel suo regno, “vieni, siediti a mensa. Ora passo io a dissetare te, a versare l’acqua viva in te. L’acqua che tu hai dato sulla terra ai miei piccoli, ha dissetato me. Partecipa alla mia gioia”.
Davanti alla persona con un carattere difficile, spigoloso, duro, facciamoci risuonare il bisogno di Gesù, “ho sete!”.
Davanti all’evento che chiede pazienza, è Gesù che mi chiede da bere.
Davanti alla persona che mi ha offeso, accusato, criticato, giudicato, è Gesù che mi chiede “acqua”.
Davanti alla sofferenza che mi scardina, che mi prova mente, cuore, corpo, anima, è Gesù che mi dice, “dammi da bere!”.
Davanti a tutto ciò che ci pesa, ci opprime, ci lacera, ci porta via la voglia di vivere, facciamoci risuonare la richiesta accorata di Gesù, “ho sete. Dammi da bere!”. Dammi l’acqua della tua sopportazione, della tua fortezza, della tua speranza, della tua fede.
Dammi acqua, dammi tutte queste realtà umane ed io in cambio ti darò l’acqua viva che zampilla per la vita eterna. Anzi ti darò di più: una sorgente che zampilla in te per sempre. Ecco come ricambia il Signore. Ti sembra ancora poco? Allora dagli da bere. Un bicchiere d’acqua in cambio di una sorgente, una realtà umana in cambio di una divina. Non ti sembra che a guadagnarci sei tu? Come sempre lui perde per far trionfare noi.
Diamo “acqua” a Gesù:lui ci darà acqua viva, quella che non ci farà più avere sete.