Su ali d' aquila
 


 Febbraio 2011

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  Luca 15 - Il Padre misericordioso.

   

La grande parabola della misericordia!
“Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Una vera e propria pasqua, una risurrezione da morte.
Chi ha ritrovato questo figlio?
Nella prima parabola della misericordia, la pecora viene trovata dal pastore che va a cercarla lasciando le 99 pecore nel deserto; nella seconda parabola la moneta perduta viene ritrovata dalla donna che si dà da fare, accende la lucerna, spazza tutta la casa con attenzione.
In entrambe c'è una festa finale che coinvolge vicini di casa, amici, conoscenti.
In questa parabola non c'è qualcuno che si dà da fare, che lascia, che cerca. No.
C'è un uomo, un padre, che attende fiducioso, che aspetta, forse che prega.
Da lontano il figlio ricorda questo padre che paga i suoi servitori, che non gli fa mancare niente e decide di far ritorno a casa.
Attendere diventa in questa storia il massimo del fare e attendere con fiducia, l'attività più necessaria che spesso è bene fare. Ma quanto è difficile attendere!
E' snervante, faticoso, sembra di perdere del tempo, di non fare niente, di essere indifferenti, passivi, apatici. Niente di più sbagliato.
Certamente in una cultura come la nostra dove non c'è più tempo per fermarsi, è proprio così, ma in un'ottica più grande, attendere acquista un altro senso. Vediamo quale.
L'avvento è l'attesa del Natale e Gesù è l'Atteso delle genti. I grandi personaggi della Scrittura si caratterizzano per aver saputo attendere: Mosè, Abramo, Giacobbe, tanti profeti, fino al Nuovo Testamento dove troviamo Simeone, Anna la profetessa e tanti altri. Per loro l'attesa non era tempo che passava, cronos, tempo misurato dalle lancette di un orologio, tempo che scorre, che vola, bensì kairòs, tempo di grazia, non da riempire ma da vivere in pienezza.
Dei personaggi che abbiamo citato si dice per esempio che attendevano pregando, che attendevano facendo penitenza, stando nel tempio, ascoltando, crescendo nella fede.
Ecco il kairòs che a noi manca. Siamo esseri pieni di cultura, di informazioni tecnologiche, con tante capacità..., ma mancanti, carenti dell'esperienza del tempo “senza tempo”, del tempo “fuori del tempo”, di quel tempo che già fa parte dell'eternità di Dio.
E' una grande carenza questa per uomini che sono stati capaci di andare sulla luna, di scoprire tantissime soluzioni, cure... ma ancora incapaci di sperimentare lo stare sulla Parola di Dio e di scoprire il senso e il significato della loro vita.
Quanto è importante oggi per aiutare i nostri giovani a “far ritorno a casa” offrire loro ciò che un giorno possono recuperare per iniziare il grande viaggio della nascita della coscienza! Chi può dire di aver ricordato, in un momento di difficoltà, una madre che pregava, un padre che invitava al dialogo, un genitore che in tanti momenti si faceva il segno di croce e affidava a Dio le sue difficoltà?
Chi può dire, “mio padre aspettava segni da leggere quando le cose non andavano bene?”. E chi ancora di aver visto un genitore stringere tra le mani la corona del rosario, aprire il Vangelo, stare in silenzio per qualche minuto davanti al crocifisso prima di andare al lavoro? Non solo spesso non abbiamo visto questo comportamento, ma purtroppo l'esatto opposto: imprecare quando le cose andavano male, arrabbiarsi prendersela col mondo, allontanarsi da Dio. Siamo noi che ci allontaniamo e poi ci meravigliamo quando i nostri figli si allontanano da Dio? Siamo noi che lasciamo la casa del Padre e i nostri figli poi lasciano la nostra! Dove sta lo scandalo?
Chi, lontano da Dio nel paese lontano dello spirito del mondo, là dove prima o poi arriva la carestia di senso, di significato, di gioia, di pace..., può decidere di far ritorno “a casa”, nello spazio dei valori, dei principi, perché può ricordare quello che di bello ha visto prima di allontanarsi?
Quando gli apostoli domandano a Gesù, “insegnaci a pregare”, è perché lo hanno visto tante volte salire sul monte, lasciare tutti e trascorrere la notte in preghiera.
E Gesù dirà loro, “farete cose più grandi di quelle che avete visto compiere a me se avrete fede”. Se rientrerai in te stesso, inizierai quel viaggio che ti farà fare cose belle e grandi.
Come posso attendere le persone che amo e che si sono allontanate dalla fede se io stesso sono lontano? Come posso aspettare di vedere determinati comportamenti da parte degli altri quando non li ho avuti io per loro?
Adulti tristi, preoccupati per figli “lontani da casa”, incapaci di attenderli con fiducia perché non sanno neppure cosa vuol dire questa parola. Allora ecco l'agitazione, il domandare cosa fare, da chi andare, dove bussare...
Fai di più facendo di meno, mi verrebbe da dir loro. Fermati, aspetta, attendi pregando, ascoltando, crescendo nella fede. E chi si è allontanato, ritornerà perché sentirà questa attesa, la percepirà. Sembra strano tutto questo, eppure è così. E' il miracolo dell'amore, della fede.
Cosa fa una donna che porta in grembo la sua creatura? Attende con gioia. Continua a fare le cose di sempre, ma non dimenticando il dono che custodisce dentro di sé. Avrà a volte paura, sentirà stanchezza, ma aspetterà.
Fratello, attendi, impara ad aspettare con fiducia e con gioia. L'attendere sia il tuo stile di vita. E quando avrai delle difficoltà, delle fatiche, delle prove, stai ancora di più sulla fede e sulla speranza. Vedrai grandi cose. Alleluia!