Su ali d' aquila
 


 Aprile 2011

Pagina 22 - vai a pag. 23

 Romani 14, 1-12   Carità verso i deboli.

“Accogliete tra voi chi è debole nella fede”.

   

Come faccio ad accogliere il fratello ancora debole nella fede?
E' necessario che prima di tutto mi rafforzi io nella fede, allora saprò aiutarlo.
Pietro dice un giorno a Gesù, “Maestro, io credo, ma tu aumenta la mia fede”. E Gesù gli risponde, “Io pregherò per te, Pietro, che non venga meno la tua fede, ma tu, superata la prova, conferma i tuoi fratelli”.
Per aiutare i fratelli devo aver fatto esperienza di fede, devo aver superato la prova della notte buia, come direbbe S. Giovanni della Croce.
Quando la mia fede è pari al granello di senapa, quando è capace di spostare le montagne e di comandare agli alberi, allora porta la debolezza dei fratelli, la loro incredulità, la loro diffidenza, i loro dubbi...
E' più facile giudicare che accogliere, è più facile demolire che edificare. Lo abbiamo sperimentato tante volte, purtroppo.
Quando ci presenteremo al tribunale di Dio e dovremo render conto del nostro agire, ci verrà chiesto il perché non abbiamo accolto. Non ci verrà chiesto perché non avremo operato miracoli e prodigi. No, questo è compito di Dio, ma l'accogliere è compito nostro. Possiamo accogliere, non è impossibile farlo, se lo vogliamo realmente, veramente. E nel momento in cui posso, devo, ho un obbligo morale.
Come si manifesta la debolezza nella fede?
Quando incontriamo persone che vivono semplicemente da esseri umani, dimentichi della loro natura spirituale, quando ci imbattiamo in chi vive fermo nel suo venerdì santo, in chi pensa che la morte sia la fine di tutto, in chi crede che la sofferenza, il dolore, le prove sono disgrazie dovute al caso, in chi si preoccupa e si agita per troppe cose, in chi ha continuamente paura, in chi si preoccupa del cibo e del vestito, in chi non riesce a perdonare..., siamo di fronte ad una fede debole, a fratelli deboli nella fede che ci chiedono di essere accolti.
E' questa la loro richiesta, non hanno bisogno d'altro. Te lo chiedono facendo le vittime, o con un atteggiamento pretenzioso, esigente, o lamentandosi, o con un faccia perennemente triste, o domandandoti continuamente il perché del dolore, della morte... Te lo chiedono nell'unico modo che conoscono.
Quando ci lamentiamo della gente pesante, noiosa, insistente..., in fondo stiamo dicendo che ci pesa, che non riusciamo ad accoglierla. Questo si verifica perché quella gente è debole nella fede e proprio per questo è pesante, noiosa..., ma noi non siamo abbastanza forti nella nostra fede.
Se lo fossimo, non sentiremmo fatica. La fede grande che sposta le montagne, che sradica il gelso e lo fa abbarbicare in acqua, può sentire il peso della debolezza dell'altro?
Certamente no.
Per accogliere, devo prima di tutto amare. La carità paziente, benigna, che tutto sopporta, mi renderà capace di accogliere.
Se non amo, giudico, disprezzo. Altro che non accogliere! Faccio anche del male agli altri. Solo se amo porto, sopporto, ascolto, ho pazienza, accolgo. Solo se amo. Non c'è un'altra condizione, l'unica condizione è questa.
Perché giudichi il tuo fratello? Perché disprezzi il tuo fratello? Perché non ami. Ama e vedrai che non solo non lo giudicherai e non lo disprezzerai, ma lo accoglierai nel tuo cuore, nella tua mente, nel tuo spirito. Alleluia!