Su ali d' aquila
 


 Novembre 2013

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 Marco 16, 1-8.

« Il Signore è veramente risorto! »

   

Ma io sono risorto? L'ho celebrata la mia risurrezione o ancora sono nel venerdì santo?

Come faccio a sapere se sono risorto? E' semplice più di quanto si possa pensare.

Se parlo sempre del passato, se tiro sempre in campo eventi vissuti, se la morte è il tema dominante dei miei discorsi, non sono ancora risorto.

Chi è risorto non torna più al passato, a ciò che è stato causa di sofferenza, di dolore, di angoscia... Il passato non c'è più. L’ho vissuto. Di esso mi rimangono le cicatrici di ferite ormai rimarginate che mi ricordano battaglie combattute e vinte e mi servono per ringraziare il Signore.

Chi è risorto vive il presente, vive nel presente, sempre; vive nel qui ed ora, nell'attimo. Vive con gli occhi rivolti al futuro, guarda avanti. Ha messo le mani all'aratro della fede e non vuole più voltarsi indietro perché è concentrato a fare i solchi nei quali seminare le speranze del futuro, le aspettative, le attese, i sogni, i progetti, i desideri.

Chi è risorto occupa la sua posizione nel mondo e vive la sua vita, non quella degli altri. Non è ai margini del presente per stare seduto nel passato, ma è dentro il presente, cammina nel presente; non sta nel presente in modo apatico, passivo, pretendendo che gli altri capiscano il suo dolore e giustifichino la sua posizione “orizzontale”.

Chi è risorto è in piedi, si è alzato, non pretende niente, non vive da vittima. Tutt'altro. E' al centro, non con il racconto del suo passato, ma con la condivisione del suo presente; non con il ricordo triste degli eventi, ma con la condivisione delle grandi lezioni di vita che gli eventi gli hanno trasmesso.

Chi è risorto non ha rimpianti, rimorsi, sensi di colpa, nostalgie, tristezze, non parla col “se”, “ma”, “però”. Sa, è certo che tutto concorre al suo bene perché lui ama il Signore. Niente è stato caso, errore umano, incidente di percorso, tragedia, dramma. No. Tutto rientra in un progetto così grande che non posso capire, né vedere perché, essendo troppo luminoso, mi abbaglia. Non è un progetto che non vedo perché buio, ma perché è troppo luminoso per i miei occhi.

Chi è risorto ha il venerdì santo alle sue spalle, perché guarda avanti verso la domenica di pasqua. Il dolore lo ha lasciato dietro di sé e ha sul volto il calore e la luce del sole del mattino di pasqua.

Il Signore è veramente risorto, il Signore ha vinto la morte. Ed io? L'ho vinta la morte? Come si fa a vincere la morte? Si deve affrontare un duello: la vita deve combattere con la morte.

Concretamente questo vuol dire che, dopo un evento doloroso, sono chiamato a combattere con la disperazione, la depressione, la tristezza, l'angoscia, fino a vincere.

Devo lasciarmi aiutare, avere la docilità di accettare suggerimenti, consigli, inviti da chi mi vuole bene.

Ognuno mi donerà qualcosa che mi servirà per il mio combattimento, ognuno mi aiuterà ad equipaggiarmi per uscire vincitore.

Ma devo decidere se veramente voglio affrontare questo combattimento. Se lo voglio realmente, vinco. Se invece non ho intenzione di affrontare la fatica, ho già perso prima ancora di iniziare.

La vittoria è racchiusa nella decisione di cominciare. Inizio? Ho già vinto.

Il successo della battaglia sta nel tuo sì.

Fratello, hai due possibilità: stare nel tuo venerdì santo, accasciato, depresso, triste, deluso, morto, o camminare saltare e lodare Dio nel presente, vivo, risorto.

Decidi tu, nessuno può al tuo posto.

Ricordati però che tra il venerdì santo e la domenica di pasqua c'è il sabato. Non ti viene chiesto un salto faticoso, quasi impossibile, ma un percorso graduale. Ti metti in cammino, ti allontani poco alla volta dal venerdì santo e ti dirigi verso la domenica. Cominci a voltare le spalle al passato e inizi a guardare al futuro; ti alzi, getti via il mantello, apri gli occhi, cammini, ascolti, decidi di guarire, ti impegni, cresci nella fede, approfondisci la conoscenza di te stesso, segui Cristo, diventi protagonista della tua vita, celebri la pasqua. La tua.

Da quel momento, qualsiasi evento doloroso non ti toglierà più la vita, non ti farà marcire nel sepolcro del venerdì santo. Da quel momento avrai imparato a stare nel venerdì santo solo il tempo necessario, per morire, non per marcire e dopo ti sarai messo in cammino verso il terzo giorno, verso la domenica di risurrezione.

Il risorto: colui che, dopo un dolore, vive alla presenza di Dio, con la gioia nel cuore, la luce negli occhi, la pace nell'anima. Alleluia!