Su ali d' aquila
 


 Aprile 2014

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 Matteo 16, 24-28

« Allora Gesù disse ai suoi discepoli: se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà… »

   

Rinnegare, prendere, seguire: tappe da rispettare se vogliamo andare dietro a Gesù, se vogliamo diventare suoi discepoli. Ma vogliamo essere discepoli di Gesù? Vogliamo seguirlo veramente?
“Se qualcuno vuole venire…”. Ma io voglio? Se vuoi, vieni e seguimi. A che punto è la nostra volontà?
Immaginiamo Gesù che ci dice, “se hai voglia, se ti piace, se ti va, se credi che sia una cosa bella per te, segui me”.
Quando ricordiamo a memoria questo brano di Matteo generalmente diciamo così, “se qualcuno vuole venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua”.
Ma dimentichiamo qualcosa, non ti pare? Che fine ha fatto quel “rinneghi se stesso?”. Sembra che ci faccia così tanta paura da rimuoverlo dalla nostra memoria, da dimenticarlo, da negarlo. E questo è sintomatico. Ma perché ci fa tanta paura il verbo rinnegare?
È solo un invito a dire “no” al nostro modo di pensare semplicemente umano, al nostro modo di pensare alla “Pietro”, secondo gli uomini, per dire “si” al modo di pensare di Dio.
Solo dopo aver detto “no” al mio modo di pensare che mi porta a scandalizzarmi della sofferenza e della fatica, posso prendere il mio carico. Il mio, non quello degli altri. Ognuno il suo. Domandiamoci se stiamo portando la nostra croce o quella di altri. Qui siamo invitati a prendere la nostra croce. La propria croce si prende, si porta, si sopporta, ma seguendo Lui. E si prende la croce quotidiana, quella di oggi, non quella di ieri, né quella di domani, che ancora non sappiamo come si presenterà. La croce è come il pane: di giornata. Quella di ieri o di due giorni fa è dura. Lasciamola e prendiamo quella di oggi che ci chiede investimenti nuovi di energia e di creatività, di ingegno e di capacità. Ad ogni giorno basta la sua croce.
Seguimi. Gesù ci dice, “fammi camminare avanti, permettimi di lasciarti le orme, di prepararti la strada, di farti da battistrada, come il Battista lo è stato per me.
Prendere la croce è dire sì a Dio. Ma per fare questo devo imparare a dire no a me stesso, a rinnegarmi appunto. Solo allora saprò prendere la fatica quotidiana, il mio lettuccio, e camminare in Cristo, Via, ed essere vero in Cristo, Verità, e vivere in Cristo, Vita.
Quel lettuccio non posso prenderlo e camminare se prima non dico “no” a me stesso, se non smetto di starci sopra, disteso. Lo prendo se dico “sì” a quel Cristo che mi dice, “se vuoi…”. E non sto a rispondere, “ma…”. Dico “sì”, quel sì mariano, pronto, deciso, vero, reale, concreto. Alleluia!