Su ali d' aquila
 


 Maggio 2014

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 Matteo 12, 22-30
Controversie con i farisei

« In quel tempo fu portato a Gesù un indemoniato, cieco e muto ed egli lo guarì. Tutta la folla era sbalordita e diceva: che non sia costui il figlio di Davide? Ma i farisei, udendo questo, dissero: costui non scaccia i demoni se non per mezzo del capo dei demoni. Gesù disse loro: ogni regno diviso in se stesso cade in rovina.»

   

Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina.

Chi è il regno? E cos’è questa rovina? Proviamo a meditare su questa parola di verità e di vita.

Il regno è ciascuno di noi. Ogni persona, ogni essere umano è tempio dello Spirito Santo

     

 e dovrebbe vivere questa sua vera identità. Dovrebbe prima di tutto diventarne cosciente, poi credere veramente di essere tempio di Dio e infine agire di conseguenza. Non siamo chiamati a diventare regno di Dio perché lo siamo già. Dobbiamo solo rispondere alla nostra identità e vivere questa identità.

Ma il regno deve essere unito in se stesso, ci dice Gesù, perché se è diviso, cade in rovina.

Noi lavoriamo tante volte sulle divisioni che abbiamo con gli altri, spesso purtroppo con chi è legato a noi da vincoli di sangue; preghiamo per l’unità dei fratelli di altre confessioni religiose per incarnare la preghiera di Gesù, “Padre, che siano unità”, ma forse ci sfugge di dover lavorare anche per noi stessi. La pace deve partire dal dentro, dal nostro dentro. Solo così riusciremo a crearla fuori di noi.

Siamo divisi in noi stessi, per questo non stiamo bene, non abbiamo stabilità, non abbiamo equilibrio, non abbiamo benessere psicofisico. La rovina è il disagio che ci portiamo dentro da una vita tante volte, è il malessere che si traduce in sintomo, che genera malattia fisica, mentale, psicologica.

Viviamo da schizofrenici, da separati, appunto. Cuore, mente, corpo, spirito vivono in compartimenti separati. Non siamo quasi mai dove ci troviamo. Ci siamo col corpo perché costretti, ma la mente è da una parte, il cuore da un’altra e lo spirito da un’altra ancora. Siamo scissi, non amalgamati, non impastati in un tutto che ci fa uno e che ci renderebbe fecondi. Tante volte ci accorgiamo della nostra disattenzione, sbadataggine, distrazione. Combiniamo pasticci proprio perché viviamo in modo scisso.

A volte potremmo visualizzarci come il mercurio uscito fuori dalla colonnina del suo termometro, che non è più un fluido ben amalgamato, ma si dissocia, impazzisce e, formando palline, si sparge ovunque e non si riesce a riunirlo. Ci vuole pazienza, tanta pazienza per farlo andare per esempio verso un angolo per poi raccoglierlo e rimetterlo dentro.

Siamo di fuori, sì, lo possiamo dire senza timore di esagerare.

Ricordi il figlio della parabola? Dopo essere vissuto in modo disordinato, in modo dissociato, rientra in se stesso e decide di cambiare vita. Rientra in se stesso, dunque era fuori di sé, era da tante parti e alla fine da nessuna, come spesso succede anche a noi. Riesce a raccogliere, a riunire tutto se stesso e decide di vivere da regno non più diviso. Si alza e va’ verso suo padre. Ecco, per essere regno unito devo andare verso mio Padre, indirizzare a lui tutto me stesso. Lui mi fa da “angolo”, mi permette di diventare nuovamente unità con me stesso, prima, e poi con gli altri e col mondo. Starò bene e diffonderò il bene.

Se l’unione fa la forza, ricordiamo che la nostra unione come persone è la nostra forza, la più grande che possediamo. Solo se siamo uno/unità possiamo amare Dio con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, con tutta la nostra anima, con tutte le nostre forze, altrimenti avremmo sempre una parte di cuore, di mente, di anima e di forze riservata ad altro, ad altri, nel momento cui invece dovremmo averla solo per Dio. Alleluia!